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DENITZA NEDKOVA

critico d'arte & Curatore


RE ROBERTO  Un Cubismo Aureo


La forma è solo uno stato temporaneo della materia, una esternazione della conoscenza del mondo. La forma è un contenitore che, come ogni involucro, può essere sottoposto a modulazioni e decomposizioni dall'esterno come dall'interno. A volte è la materia a non accettare più le restrizioni del margine, a volte è il contesto a non riconoscere l'essenza nella sua attuale epidermide. Si assiste allora a forze centrifughe o centripete che agiscono sulla forma per renderla coerente con il suo contenuto e il suo contenente. Si tratta di meccanismi naturali ed artificiali intenti ad "accomodare" la sostanza ai requisiti spazio - temporali della realtà che registrano i genuini stati amorfi come errori o alterazioni dell'ordine, da sempre inteso come chiarezza formale. Se quest'ultima inizialmente è caratteristica prioritaria della coltura - cultura dell'artifex che sviluppa secoli di storia con arte sempre più bella del naturale stato delle cose, negli ultimi due secoli di creatività umana essa è soprafatta sempre di più da un'imminente ed inevitabile ritorno della natura nell'artefatta vita umana.  Non si tratta certamente di una radicale e diretta inversione verso le origini, bensì di una sempre più chiara realizzazione della base biologica e, dunque, amorfa che cela ogni elemento materiale. E' questa la ragione di una quasi improvvisa rottura con la bella arte sorta dalla nuova necessità di spiegare le cose, decomporle per capire come sono fatte e se possono assumere altre forme. Questo bisogno aziona l'intera onda delle avanguardie artistiche che nel'900 sconvolge il mondo artistico fino ad azzerare la forma in esso. Tra le prime ricerche indicative indubbiamente emerge quella cubista che propone una frammentazione geometrica delle cose sempre alla ricerca della loro vera sostanza, come dimostra la Sezione d'Oro del Cubismo, cosiddetta proprio perché dedicata alla Sezione aurea che determina l'armonia delle proporzioni di tutte le cose nella natura. La figura di spicco del gruppo è lo spagnolo Juan Gris il cui orfismo porta colori, dinamismo e simultaneità nello schematico modo dei «cubisteurs». Il ritratto che Gris esegue di Picasso nel 1912 è quello con cui Roberto Re, pittore post-cubista parmense, inizia la sua ricerca della golden ratio. Una ricerca che oggi, a differenza dell'appena sorgente realtà tecnologica dei cubisti, si nutre di certezze scientifiche di valenza universale. Una di quest'ultime è che l'anima biologica della materia non è altro che acqua o, meglio, idrogeno, l'elemento chimico che genera di flusso della vita. La materia, dunque, ha la caratteristica amorfa e informe del liquido vitale formalmente incostante e costantemente minacciato dal contesto di inaspettata metamorfosi. Un poeta dei propri sentimenti impaziente ma costante qual è Roberto Re trova la sua linfa creativa nel liquido amniotico dell'universo e dedica il suo impegno creativo alla ardua traduzione del costante mutaforma del mondo, quello interiore intimo e sacro, quello esteriore pubblico e profano. Emerge dal reticolo asimmetrico ma ritmico di colori e geometrie della tela la sconvolgente leggerezza della materia, condannata all'incessante ciclicità vita-morte. Questo precario equilibrio dell'esistenza, espresso nella costante riordinazione degli elementi costruttivi dell’impianto pittorico, porta all'elaborazione di un personale linguaggio estetico che non cerca nomi, luoghi o eventi, ma un allineamento ritmico con l'eterna energia metamorfica dell'universo.               

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FRANCESCA BOGLIOLO

consulente artistico, critico d'arte

arteterapista in formazione

collabora con studio4mani

Roberto Re: un’esperienza pittorica sensoriale

 

“È una rivelazione che si sviluppa dall’interno all’esterno (..)

È una sintesi di mondo e spirito

che ci dà la certezza gioiosa dell’eterna armonia dell’esistenza.”

J.W.Goethe

 

 

Il gesto viene prima di tutto. L’agire precede l’atto simbolico affidato alla pittura e alla scrittura, perché è un bisogno fisico. Segnare è un gesto spontaneo, che coinvolge il corpo prima ancora della mente. Sovrapporre, elevare, definire, rimuovere sono tutte azioni successive. Il segno veicola i sentimenti dell’anima, il linguaggio interiore assume forma sulla tela, in perfetta assonanza con la materia che si decide di utilizzare. Davanti alle tele di Roberto Re appare chiaro come l’arte sia sempre una triangolazione spontanea e inevitabile tra l’opera, chi l’ha agita artisticamente e chi la osserva. Ogni opera d’arte davanti a cui decidiamo di soffermarci, in questo preciso momento storico, altro non fa che parlarci di noi, di ciò che siamo, che abbiamo deciso di diventare o di non essere più. A prescindere dal gusto estetico, artisti come Roberto Re hanno la capacità di far riflettere sulla potenza evocativa dell’arte, e su quanto questa ci riconduca inconsciamente a noi stessi. L’opera finita non è per l’artista un oggetto destinato semplicemente a essere esposto, ma l’inizio di una possibilità dialogica che vuole regalare interrogativi, possibilità di ricerca, occasioni di conoscenza. Il tema centrale dell’operato dell’artista sembra essere la riflessione sull’evoluzione continua dell’animo e sulle sue molteplici sfaccettature. Si ha l’impressione che Re abbia lasciato sedimentare in sé le parole di Goethe, che voglia mostrarci che ciò che è all’interno si trova anche all’esterno, e che sappia che il riconoscersi parte vivente di un tutto vivente porti –operando- alla definizione della propria individualità, permettendo di armonizzarla con il creato. Se, come sostenuto dal grande intellettuale tedesco, “i più grandi risultati li hanno raggiunti coloro che non si stancano di indagare e di elaborare tutti gli aspetti e le modificazioni di una unica esperienza, di un unico esperimento, tenendo conto di ogni possibilità”, l’esperienza artistica di Re sembra insistere su questa strada per dimostrare quanto ciò che appare quotidiano e scontato in realtà non lo sia affatto. Ritmi intensi e sovrapposizioni regalano alle sue composizioni un’energia primitiva, creando spazi che sono affacci su un animo sostenuto dalla necessità artistica; strati pittorico materici si avvicendano sulla tela, narrando la storia di un uomo che si confronta con se stesso e con il dilagare delle proprie emozioni, da incanalare attraverso la sperimentazione tecnica. La tela smette di essere tela per diventare persona, capace di mutare periodicamente per evolversi verso una definizione più chiara di se stessa: tra linee sinuose i cambiamenti trovano spazio in orizzonti incerti, bivi di colore attendono che l’occhio trovi la sua strada, tracce marcate attendono di essere interpretate. Attraverso il proprio fare artistico Re rivela al pubblico quanto l’arte, esprimendosi attraverso forme e segni, possa rivelarsi espressione della ricchezza dell’animo umano. L’artista sembra aver assorbito la lezione imposta dal secolo scorso, nel quale i linguaggi visivi si sono svincolati da schemi formali prestabiliti, regalando a chi opera nuove possibilità di espressione, e a chi guarda esperienze estetiche profondamente diverse rispetto al passato. L’opportunità di indagare suggestioni donate dalla materia non avrebbe potuto lasciare indifferente l’artista, pittore dalla personalità vivace caratterizzata da un’attenta sensibilità: l’approccio contemporaneo permette a Re di indagare nuovi orizzonti espressivi concentrandosi sulla realizzazione di opere che appaiono come vere e proprie proiezioni della sua interiorità. Una viva immaginazione spinge l’artista a confrontarsi con tecniche differenti, lasciando intatta ed evidente la tensione espressiva. Decostruzioni e stratificazioni materiche e tonali guidano la ricerca tra gli elementi compositivi che, indagati a fondo, suggeriscono a chi osserva nuove occasioni di rapporto con se stessi e con il mondo. Senza esitazione alcuna,  Roberto Re si confronta con diversi linguaggi artistici: la sua esperienza è un dialogo personale e riflessivo con la materia e con se stesso, prima ancora di diventare relazione con l’altro. Le componenti estetiche del suo processo artistico offrono i mezzi per non fermarsi a osservare la vita con superficialità: l’artista ci invita a entrare in risonanza con la realtà, osservandone i dettagli, fino a quando l’opera non ci sembri del tutto nuova rispetto al primo sguardo. Che avvenga nelle sale di una galleria, nella nostra casa o nel suo atelier, il confronto con le tele di Roberto Re si rivela un’esperienza sensoriale ed emozionale intensa, intrecciata saldamente con le radici della nostra essenza più vera.

ROSETTA SAVELLI    


CREATIVE WRITER Collabora con Jiuliet Art Magazine 


https://www.facebook.com/Rosetta.Savelli.ScrittriceRosetta Savelli


                         rosettasavelliit.blogspot.com gliscrittidirosettasavelli



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RECENSIONE CRITICA


L'INTERIORITA' INTENSA E COLORATA DI ROBERTO RE

 

Roberto Re di origine parmense si esprime attraverso un’interiorità esplosiva di colori che pervadono la tela e qui si concretizzano e si materializzano in una dimensione soggettiva che può essere facilmente colta ed interpretata anche in una prospettiva oggettiva. I colori dalle forti e magnetiche tonalità, si trasformano in parole sulle sue tele e sono mossi da una intensa e frenetica urgenza di narrare e raccontare tutte le diverse sfumature che pervadono il suo animo. Colori intensi e sgargianti che sanno essere più efficaci delle parole stesse nella intenzione di rivelare e mostrare le più intime emozioni e sensazioni che spingono l’artista a manifestarsi attraverso colorati monologhi capaci di trasformarsi in convincenti dialoghi, grazie proprio all’utilizzo potente dei colori.
Forti combinazioni cromatiche creano effetti precisi e marcati senza alcuna intenzione predefinita di dare alle opere una esplicita definibilità.
I quadri di Roberto Re quasi fuoriscono dalle loro cornici mentre li sta ammirando e sembra quasi che ti vogliano prendere per mano e ti vogliano portare ad addentrarsi nel suo mondo vasto e colorato, dove tutto è possibile, senza vincolo alcuno di limite o confine. Si può così liberamente entrare nella mente di Roberto Re nel momento in cui ha creato le sue opere, entrando in una dimensione atemporale dove l’unica certezza coinvolgente e convincente è rappresentata dalla forza del colore.
L’astratto è infatti il tema artistico preferito da Roberto Re che può essere sia astratto materico, sia astratto geometrico e sia astratto informale e pur nelle diverse dimensioni, rimane intatto l’intento di esplorare al di là di ogni vincolo immaginativo e interpretativo. Nell’astratto materico Roberto Re intende creare dal nulla, plasmando i materiali e combinandoli in un percorso tanto di armonia quanto di indefinibilità.
Nell’astratto geometrico invece l’artista intende intraprendere una nuova via costruita su un collage di più quadri insieme capaci, così uniti e consequenziali, di svelare il proprio percorso introspettivo ed emotivo. Infine nell’astratto informale l’artista esprime tutta la propria libertà creativa ed interpretativa.
La sua partecipazione a diverse Mostre colletive di rilevante importanza sono un’ulteriore conferma della sua validità artistica.
Ha infatti più volte esposto le proprie opere presso la prestigiosa Galleria Farini nel centro storico di Bologna, fino all’ultima partecipazione presso la Mostra collettiva “Arte a Palazzo” Fantuzzi dove le sue opere hanno riscosso positivi consensi sia di pubblico che di critica.
Ma l’arte di Roberto Re non è apprezzata solo in Italia, in quanto la sua presenza artistica attraverso le sue opere è stata richiesta anche a Vienna, dove parteciperà ad una Mostra collettiva nel mese di ottobre 2014.
Inoltre a questo evento ne succederà un altro di rilevante importanza, in quanto nel prossimo mese di gennaio 2015 l’artista parmense che vive a Sorbolo parteciperà ad una Mostra colletiva a Berlino.
Nel prossimo marzo 2015 invece esporrà a Londra, dove aveva già esposto precedentemente all’interno di una Mostra collettiva.
Infine si potrà anche leggere l’arte di Roberto Re lungo le sette pagine a lui dedicate nella rivista “Top Art 2015” e dove anche la copertina della rivista è a lui dedicata.
Tutto questo a conferma dello spirito universale che anima l’arte e del quale Roberto Re ne è pienamente pervaso.
Fra le sue numerose opere figurano: “ In my mind” tecnica mista e “Libertà”, tecnica mista, dove i titoli delle opere e di pennello esprimono pienamente gli stati d’animo dell’artista.
Inoltre l’opera “Solitudine” composta e realizzata in due tele separate, ma consequenziali nella loro espressività, create con materico più olio nel 2014, rappresentano un inno al più profondo ed intimo percorso introspettivo, dove domina il colore azzurro estrapolato in svariate ed intonate sfumature cromatiche.
L’opera “Solitudine”partecipa alla Mostra collettiva di Vienna nel mese di ottobre 2014.
Un artista valido che merita di essere conosciuto ed apprezzato.



COMMENTO CRITICO

 

 

- Roberto Re di origine parmense si esprime attraverso una intensità esplosiva di colori che pervadono la tela e qui si concretizzano e si materializzano in una dimensione soggettiva che può essere facilmente colta ed interpretata anche in una prospettiva oggettiva. La sua nebbia è intrerpretata con un grigiore che sembra reale e penetrante così come le sue meteori implodono di una luce arancione accecante ed emozionante. Le realtà esterne vengono reinterpretate da Roberto Re attraverso un proprio filtro emotivo, caratterizzato da una grande forza magnetica che sa rivelarsi capace di trasformare la realtà, amplificandola nella sua essenzialità. Alla Mostra è qui presente con la sue opere “In my mind”, tecnica mista e ”Libertà”, tecnica mista, dove i titoli delle opere esprimono pienamente gli stati d’animo e di pennello dell’artista. Forti combinazioni cromatiche creano effetti precisi e marcati senza alcuna intenzione predefinita di dare alle opere una esplicita

 

definibilità. Si può così liberamente entrare nella mente di Roberto Re nel momento in cui ha creato le sue opere, entrando in una dimensione atemporale dove l’unica certezza coinvolgente e convincente è rappresentata dalla forza potente del colore, così dall’artista abilmente destreggiata. I tratti delle sue pennelate divengono vie, strade per intraprendere nuovi viaggi e percorsi nell’universo infinito di un mondo fatto di colori.



Sabrina Falzone   Critico e Storico dell’Arte


www.sabrinafalzone.info



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RECENSIONE CRITICA

Vibrazioni energetiche nella pittura di Roberto Re



 

Osservando le opere d’arte realizzate da Roberto Re, riecheggiano le parole scritte nel 1873 dal poeta Ambrogio Bazzero, secondo il quale “l’arte è la grande arpa a innumeri corde, l’arpa del cuore, cui corrispondono i suoni del creato: è l’immenso prisma che svela i colori della luce”. I dipinti di Roberto Re esprimono un misticismo soggettivo di notevole impatto visivo, affiancato da una elaborazione interiorizzata libera dal condizionamento della raffigurazione, dove i criteri compositivi della pittura alludono a quelli sonori.

Suoni cosmici percorsi da rapide vibrazioni energetiche e scenari interiori scanditi dall’enfasi della pennellata rappresentano alcuni dei temi indagati dall’artista parmense, che con sincerità espressiva e spontaneità gestuale conferisce al segno un potere comunicativo dal carattere universale. La ricerca artistica di Roberto Re si rivolge a chiunque possieda la sensibilità di emozionarsi dinanzi ad un’eruzione di luce.

L’apice luministico genera un sottile dialogo tra i concetti di contrasto e armonia, ricercato nella dimensione del colore. Paesaggi interiori, senza barriere mentali né limiti della psiche, mettono in luce un’urgenza pittorica tale da generare sulla tela un’amplificazione del pathos e il suo dominio indiscusso sulla ratio.

E’ il trionfo dell’emozione sulla sfera intellettuale, è l’elogio del cromatismo nell’astrazione, è il grido dell’anima di un uomo, ancor prima che di un artista. Il colore diventa veicolo per la trasmissione di emozioni e sentimenti, riflettenti lo stato d’animo di Roberto Re e nel quale si può identificare anche quello del fruitore.

Abbracciando la dimensione onirica, il vibrante cromatismo impiegato dall’autore vivacizza l’accorato dibattito di una forma d’espressione tra sogno e realtà, tra istinto e passione, tra spirito e materia.

 


COMMENTO CRITICO

Anima astratta.

L’introspezione pittorica di Roberto Re

 

Nel respiro vitale, intenso e concitato, le pennellate appassionate di Roberto Re inneggiano al miracolo dell’esistenza, all’arché del cosmo e all’estetica del colore.

Dal principio cosmico all’evasione del subconscio, la pittura energetica dell’artista sembra compiere un viaggio introspettivo dell’anima per sconfinare verso un nuovo orizzonte emozionale. Aldilà del confine tra corpo e anima, oltre la linea di delimitazione tra forma e luce, ecco un rinnovato modus pingendi quantomai ardito nell’intuizione segnica.

Gesto e segno, il primo impetuoso e l’altro incisivo, risplendono nella tensione sonora della pittura tra atmosfere cromatiche e furori onirici. La frenesia della pennellata denota un’eclatante energia interiore, capace di vibrare tra vortici gestuali e flussi tonali ad alto contenuto empatico.

L’introspezione pittorica di Roberto Re ci accompagna verso i reconditi luoghi dell’inconscio, dove le memorie di un’anima astratta affiorano in un sorprendente concerto di colori.


 

COMMENTO CRITICO

Composizioni d’autore.

Nuovi orizzonti nella pittura di Roberto Re

 

Ardita ed estroversa la pittura astratta di Roberto Re non dimentica la forma, ma la supera attraverso un’audacia espressiva intrinseca alla sua ricerca. Tale temerarietà artistica si evidenzia già nella fase di concepimento dell’opera d’arte, dove Roberto Re mette in atto un rinnovamento nella concezione del supporto pittorico: l’impiego di una significativa pluralità di tele, congiunto al superamento dell’impostazione tradizionale del polittico  quattrocentesco fanno di Roberto Re un innovatore nel campo della ricerca artistica contemporanea.

Se la finalità di attribuire una struttura architettonica al polittico è sempre stata una prerogativa dell’arte sacra, in realtà nelle composizioni libere di Roberto Re l’assetto architettonico defluisce nell’esigenza di uno spazio maggiore per l’espressione creativa.

La sua pittura si estende su composizioni asimmetriche di forte impatto visivo sul fruitore.


COMMENTO CRITICO

Architetture della psiche.

Ricerche formali di Roberto Re tra ragione e sentimento

 

Il simbolismo cromatico caratterizza il linguaggio pittorico di Roberto Re, che con il suo estro creativo affida al colore messaggi dal valore universale. Se si osserva, ad esempio, il dittico “Gemelli diversi” si noterà la contrapposizione tonale scaturita dall’affiancamento di due tele dagli accenti cromatici diversificati: a destra una tela tendente alla bicromia del bianco e nero fa da contraltare alla tela sinistra dai colori più vivaci e brillanti. L’una riflette sul tema esistenziale del dolore e della negatività, l’altra sul sentimento della gioia e della positività.

Nell’opera titolata “Non è più tempo di cementificare” lo sfondo bruciante della città intende scoraggiare l’abuso delle costruzioni edilizie, mostrando il dissenso dell’autore parmense rispetto a questa attuale problematica.

Nell’arte di Roberto Re il colore riveste un ruolo fondamentale nella trasmissione del messaggio artistico nella straordinaria visione di un’architettura della psiche.




Dott.ssa Azzurra Immediato

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RECENSIONE CRITICA

 

Un uomo che si rifugia nell'arte, che porta sulla tela quelli che lui stesso definisce "intensi momenti di vita" che pone profonda attenzione nell'ascoltare il proprio IO, è, in estrema sintesi, il legame che esiste tra Roberto Re e la pittura. Egli afferma di " sentire il desiderio di dipingere. E' una cosa a cui non puoi rinunciare .... senti il continuo desiderio di esprimere te stesso sulle tele, coi colori, pennelli ... spatole ... l'odore forte di trementina e quando hai finito... la spossatezza e la soddisfazione ti accolgono ... " Parmense, da sempre avvezzo all'esplorazione del sentire attraverso l'arte, crea opere che si trasformanoin rifugio dell'anima, in cui astrazione e immaginazione trovanoampio respiro. Nella sua ricerca il primo risultato formale appare chiaro attraverso la preziosa armonia di colori e tecnica, abilmente padroneggiata da Re, aspetti che danno primaria forza alle sue opere. Soggetto prediletto è la natura, i suoi elementi celesti e terrestri, con cui il sentire umano, l'esistenzialismo vitale dell'uomo si rapporta in ogni istante. Il linguaggio espressivo di Roberto Re si rende trasversale, tanto da abbracciare diversi stilemi, che vanno dall'astratto geometrico a quello informale, e ancora, dall'astratto materico al materico surreale.

Tanto eclettismoè, chiaramente, dovuto al profondo rapporto che Re vive con l'arte, tanto che spesso, le sue composizioni si arricchiscono in maniera compositiva, creando dittici e polittici, come se tutto ciò che ha da esprimere non riuscisse a stare in una sola tela.

Accade, dunque, che i valori formali, dati da composizione, colore e armonia vanno ad animare lo spirito di chi osserva, che non può sottrarsi ad un vitalismo tanto prorompente.

Si guardano tali dipinti come se gli occhi ascoltassero una musica, il ritmo incalzante spinge l'occhio del fruitore a cercare, a indagare ogni parte della composizione di Re.

Emerge il complesso rapporto che egli ha con la natura e quanto, in una sorta di panteismo contemporaneo, rifuggendo da immagini bucoliche e tradizionali, si inneschi nel momento creativo.

Nonostante Re ci abbia abituati ad opere di estrema forza e vitalità, compone anche lavori che sono il contrario di quelli più noti, esprimendo serenità sin dalla scelta dei colori utilizzati, capaci di infondere quiete, mentre il movimento reso attraverso le forme astratte tende quasi a creare un focus ipnotico che continua, nella sua flemmatica apparenza, a consolidare la sensazione di calma e tranquillità. Quasi un unicum, dunque, che tale in fondo non è, ma che ci pone dinanzi alla scoperta di un artista estremamente eclettico alla continua ricerca di segni e forme capaci di creare un intero universo.


TESTO CRITICO


 


Torna in Galleria Farini Concept l'artista Roberto Re, che ha abituato il pubblico di amanti dell'arte alla poliedricità del suo linguaggio pittorico, instancabile ricerca artistica di un uomo che " fin da giovane ama dipingere e sviluppa un'attrazione per tutto ciò che esprime la pittura e i colori a olio trovando sfogo nelle tecniche più svariare". Ed infatti stupisce per la varietà di tecniche con cui lavora. Afferente in special modo al linguaggio astratto, Re ne indaga le differenti forme e le plurime possibilità, senza lasciarsi, ingabbiare del tutto, sarebbe impossibile, giacchè ciò che sulla tela compare sono, in sintesi, segni e forme di istinti di vissuto personale.


Le opere presentate alla mostra Arte a Palazzo - Il rinascimento ospita le forme del nostro contemporaneo, delineano una sorta di compendium della parabola artistica di Re. Lavori recenti ma che sono vicini alledifferenti istanze dell'astrattismo, suddividendosi tra l'astratto materico, il materico surreale e l'astratto geometrico. In tale trasversalità ritroviamo il profondo rapporto che Re vive con l'arte, che sente come forza vitale.


E diforme vitali possiamo parlare osservando le composizioni che egli raffigura, che rende attraverso preziose armonie di colori e tecnica, nella fusione di elementi celesti e mondani, che sono alla base dell'animo e dell'esistenza umana.


onde, linee, piccoli vortici ci appaiono come sinestetiche composizioni che così come si dipanano sulla tela, sembrano agguantare i nostri sensi.


La nostra vista è rapita dalla ricchezza di colori cui le forme sottendono, così come pure, un piccolo e ludico sforzo ci viene richiesto nell'osservare opere divise in dittici o polittici, a cui Re ci ha abituati. Le forme che continuano da un supporto all'altro, sembrano ricordare forme neuronali e, attraverso le sinapsi cromatiche e semiotiche portano alla luce universi stranianti ma affascinanti.


Persino il rapporto con la natura viene assoggettatoalle prorompenti forme dell'astrattismo, ma non per questo tale rapporto viene demistificato, perchè l'essenza resta intatta, dal momento creativo a quello interpretativo. Re chiama le sue opere " rifugio dell'anima", da cui emerge una sorta di indagine psicologica nella quale, il sentire umano, che sia soggettivo dell'artistao universale dei fruitori, riporta tutto ad uno stadio zero da cui ogni volta ripartire.


Le emozioni prendono sostanza dai colori e dalle nuances scelte, che di volta in volta, nella loro varietà, offrono spunti diversi a chi osserva. Accade esattamente che, osservando le opere, per quanto esse siano diverse e accattivanti, la fascinazione che determinano insinua degli input nel fruitore. Si ha voglia di conoscere l'epifania dell'opera, la scelta del soggetto e quanto ha portato alla determinazione di quei dipinti, che spesso, nella loro potenza espressiva, aggettano dalla bidimensionalità.


Uno scatto astratto irrompe nel mondo vero grazie alle opere di Roberto Re, che, tuttavia, ci mostra la strada di un rifugio reale.


 







PROFESSOR GIORGIO GRASSO - Critico e storico d'arte -


http://facebook.com/giorgio.grasso

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RECENSIONE CRITICA

 

La pittura di Roberto Re esalta l’immagine in tutta la sua astrazione in cui sembra

Echeggiare, in modo ridondante, la potenza cromatica della materia e del colore.

Le sue opere sono luoghi dell’anima e del desiderio, opere grazie alle quali comunicare l’esistenzialismo del vissuto fenomenico, entrando in contatto stretto con la natura, primaria forza motrice ed amante benevola e accogliente.

Non a caso, ad uno sguardo attento dell’opera si ha modo di constatare come il linguaggio espressivo di Roberto Re, consista soprattutto in un consolidato rapporto emotivo con la natura stessa.

L’autore riesce a colpire il fruitore per l’armonia degli elementi, dando ritmo alle forme, principalmente al colore nella sua stesura. Quest’ultimo elemento si configura come l’organo compositivo chiave per le composizioni astratte di grande impatto materico e visivo.

Altro fulcro della pittura di Roberto Re, è il gesto prorompente che genera il segno chiaroe tagliente dei suoi dipinti. In questo modo le trame pigmentose e pastose risplendono in tensione sonora nel farsi materia pittorica, dando vita ad atmosfere cromatiche e furori onirici.

I dipinti di Roberto Re esprimono un misticismo e una ritmicità quasi sciamanica, dove i criteri compositivi della pittura alludono a quelli sonori. La spiritualità nell’arte, come indegna kandinskij, si manifesta nel rapporto tra forma e colore che sono alla base dell’astrazione. A questo punto Roberto Re, si fa portavoce contemporaneo di questa teoria mistica e spirituale, mostrando una “nuova arte” basata sul linguaggio del colore poiché come insegna kandinskij ogni cromia ha proprietà emozionali, ogni sfumatura, ogni tono ha una proprietà emotiva che stimola universalmente l’animo umano.


                                                                                                                COMMENTO CRITICO

 

Un uomo che si rifugia nell’arte, che porta sulla tela quelli che lui definisce “intensi momenti di vita”, che pone profonda attenzione nell’ascoltare il proprio io, è, in estrema sintesi, il legame che esiste tra Roberto Re e la pittura.

Parmense, da sempre avvezzo all’esplorazione del sentire attraverso l’arte, crea opere che si trasformano in rifugio dell’anima, in cui astrazione e immaginazione trovano ampio respiro.

In tale ricerca il primo risultato formale appare chiaro attraverso la preziosa armonia di colori e tecnica, abilmente padroneggiata da Re, aspetti che danno primaria forza alle sue opere. Soggetto prediletto è la natura, i suoi elementi celesti e terrestri, con cui il sentire umano, l’essenzialismo vitale dell’uomo si rapporta in ogni istante.

Il linguaggio espressivo di Roberto Re si rende trasversale, tanto da abbracciare diversi stilemi, che vanno dall’astratto geometrico a quello informale, e ancora, dall’astratto materico al materico surreale. Tanto eclettismo è, chiaramente, dovuto al profondo rapporto che Re vive con l’arte, tanto che spesso le sue composizioni si arricchiscono in maniera compositiva, creando dittici e polittici, come se tutto ciò che ha da esprimere non riuscisse a stare in una sola tela. Accade, dunque, che i valori formali, dati da composizione, colore e armonia vanno ad animare lo spirito di chi osserva, che non può sottrarsi ad un vitalismo tanto prorompente. Si guardano tali dipinti come se gli occhi ascoltassero una musica, il ritmo incalzante spinge l’occhio del fruitore a cercare, a indagare ogni parte della composizione di Re. Emerge il complesso rapporto che egli ha con la natura e quanto, in una sorta di panteismo contemporaneo, rifuggendo da immagini bucoliche e tradizionali,  si inneschi nel momento creativo.

Le opere presenti alla collettiva della Galleria Farini Concept, provengono da ognuno degli stili che Roberto Re ha esplorato in questi anni. Alla corrente dell’astratto informale appartengono SPIA, LAMPO DI LUCE E VELENO, al materico surreale ANIMA IN PENA, all’astratto geometrico METEORE e I MOLTI SOLI, all’astrattismo materico GEMELLI DIVERSI, in cui, troviamo su entrambe le tele del dittico, in versione a colori e in bianco e nero, la frase “DATEMI UNA SOLA RAGIONE PERCHE’ IO CONTINUI AD AMARE” in cui si racchiude, come in un cerchio vitale, l’essenza primigenia dell’esistenza umana e del volere secondo natura.

 


GALLERIA LA SPADARINA: CRITICO FABIO BIANCHI

Attestato di qualità primaria

Le tele di Roberto Re testimoniano versatilità immensa, ribadiscono come eredità delle gloriose Avanguardie possano adattarsi alla nostra sfaccettata realtà. Passa con disinvoltura da uno stile e da un Movimento ad un altro, sempre dimostrando straordinaria tensione emotiva. Indaga Informale, Astrazione e Surrealismo non disdegnando il Realismo sempre all'insegna di cromatismi studiati ad hoc. Non è un eclettico, solo ha intuito la multi-dimensionalità dell'arte contemporanea, la varietà espressiva di un periodo storico caotico e folle. L'opera "Oltre il destino" - sulfurea, enigmatica e misteriosa - è una "summa" eloquente della sua nobile concezione dell'arte come dispensatrice di dubbi ma anche di certezze quando non di virtù.

 


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